Con il boom degli anni Sessanta Milano inizia a cambiare volto: i primi grandi gruppi industriali italiani iniziano a investire nella città con la costruzione di fabbriche: Pirelli, Breda, Ansaldo sono solo alcune di queste.

Se il tessuto urbanistico risulta snaturato, quello economico fiorisce: e con le fabbriche arrivano i “servizi accessori”. Le case di moda sono fra questi: se prima della Seconda guerra mondiale a essere conosciuto era praticamente solo Salvatore Ferragamo, fra anni Sessanta e Settanta iniziano ad affermarsi Gianfranco Ferrè, Giorgio Armani, Elio Fiorucci.

L’ “invenzione” della contemporaneità

Perché è importante parlare di gruppi industriali e di stilisti in relazione all’arte contemporanea? Perché già negli anni della favolosa “Milano da bere” vengono compiuti interessanti tentativi di integrare mondo degli affari e arte.

Ciò diventa più diffuso ed evidente dal momento in cui globalizzazione e recessione economica iniziano ad andare a braccetto: nel tentativo di ricollocarsi e diversificare i propri investimenti, sono tanti i marchi che hanno deciso di portare la propria produzione all’estero, ma di rimanere a Milano in modo diverso.

Le fondazioni

Prada e Pirelli sono due dei nomi chiave in questo panorama: con l’Hangar Bicocca il secondo e la Fondazione omonima il primo, hanno trasformato una città abbattuta dalla crisi in una fucina per lo sviluppo delle arti. Rivitalizzando quel settore, hanno dato l’esempio e “infettato” in maniera benevola l’intero scenario, attirando in città importanti studi di architettura, gruppi societari internazionali, intellettuali e figure di spicco (come Maurizio Cattelan, protagonista di tante provocazioni in piazza, come per la sua opera più famosa, L.O.V.E).

Milano è una città vivace anche lontano dalle residenze d’artista o dalle mostre ospitate in spazi come questi, privati ma aperti al pubblico. Strutture come il PAC, la Triennale, la Fabbrica del Vapore o il Museo del Novecento sono ormai riconosciuti come poli di importanza assoluta a livello internazionale. E altre strutture continuano a nascere ogni anno: la nuovissima Fondazione Stelline è già sulla bocca di tutti.